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La sigla 2D indica il numero di piani su cui il pannello disperde il suono. I diffusori 2D agiscono insieme sul piano orizzontale e su quello verticale. La superficie non presenta lamelle parallele, ma una matrice di elementi di altezza variabile, che scompone la riflessione in entrambe le direzioni. È il criterio geometrico di scelta: distinto e complementare rispetto a quello del materiale.

Differenza rispetto ai diffusori 1D

Un diffusore 1D lavora su un asse solo. Montato in orizzontale disperde il suono in orizzontale; una rotazione di 90 gradi sposta l’effetto sul piano verticale. Un diffusore 2D non richiede questa scelta, perché copre entrambi i piani.

Il 2D risulta quindi più versatile quando le superfici problematiche non guardano in una sola direzione. Il 1D permette invece un intervento mirato, quando la riflessione da trattare è nota e circoscritta. Non esiste una geometria migliore in assoluto: dipende da come è fatta la stanza e da quali riflessioni vanno controllate. Nello stesso progetto le due tipologie possono convivere.

Dove si usano e in quale materiale

La collocazione tipica è la parete di fondo, alle spalle del punto di ascolto: lì il diffusore disperde la riflessione senza sottrarre energia all’ambiente. L’impiego a soffitto è l’altra applicazione ricorrente, ed è quella in cui la diffusione su due piani mostra il proprio vantaggio.

Definita la geometria, resta il materiale. I modelli in legno convengono quando il pannello resta a vista e la finitura conta. I modelli in EPS convengono quando pesano budget e carico sulla parete. Come sempre, la diffusione va dosata insieme all’assorbimento e non al suo posto.

Non è sempre ovvio quanti diffusori servano, dove collocarli e in che rapporto con i pannelli assorbenti. Conviene impostare il progetto prima di acquistare: la consulenza acustica gratuita di MasAcoustics valuta l’ambiente e indica la soluzione adatta.