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Purificazione e disinfezione dell’aria negli studi di registrazione: il Far-UVC

Lampada Far-UVC a 222 nm sopra un microfono in uno studio di registrazione

Nessuna finestra. Molte persone. Molte ore. La stessa aria. Uno studio di registrazione chiede più attenzione di altri ambienti sul fronte dell’igiene dell’aria: è chiuso, spesso senza finestre perché l’acustica viene prima, e la ventilazione è contenuta per non introdurre rumore. Più persone condividono lo stesso volume d’aria per ore, e a turno si avvicinano allo stesso microfono fino quasi a sfiorarlo.

Il problema quotidiano non ha nulla di drammatico: è il raffreddore di chi canta oggi nel take delle 15. Fino a pochi anni fa si poteva intervenire solo a sala vuota, prima e dopo la sessione. La novità del Far-UVC è agire mentre si lavora, con le persone presenti, in modo continuo.

La disinfezione con la luce ultravioletta, in breve

Disinfettare con la luce non è una novità: la radiazione ultravioletta si usa da decenni per potabilizzare l’acqua, nei condotti degli impianti di trattamento aria e in ambito sanitario. Il principio è semplice e del tutto fisico: una porzione dello spettro ultravioletto, chiamata UVC, viene assorbita dal materiale genetico di virus e batteri e impedisce loro di replicarsi. Nessun prodotto chimico, nessun residuo da smaltire, nessun tempo di rientro dovuto a sostanze nebulizzate.

Il limite, fino a pochi anni fa, era sempre lo stesso: la radiazione che disattiva i microrganismi raggiunge anche le cellule della nostra pelle e dei nostri occhi. Per questo gli impianti UVC tradizionali si accendono solo a stanza vuota, oppure lavorano chiusi dentro una macchina o un condotto.

Quello che è cambiato è la disponibilità di una lunghezza d’onda diversa, all’estremo inferiore della stessa banda: il Far-UVC a 222 nm. È il motivo per cui oggi si parla di disinfezione in presenza di persone, e la differenza merita di essere capita bene.

Far-UVC e UVC: la differenza che cambia tutto

Schema del confronto tra Far-UVC a 222 nm e UVC a 254 nm: penetrazione nella pelle e nell'occhio
A 222 nm la radiazione si ferma negli strati superficiali. A 254 nm raggiunge le cellule vive.

UVC tradizionale (254 nm). Molto efficace, ma utilizzabile solo in assenza di persone o dentro volumi chiusi. È la tecnologia germicida classica, e le sue lampade contengono normalmente mercurio.

Far-UVC (222 nm). A questa lunghezza d’onda la radiazione viene assorbita dalle proteine degli strati più esterni della pelle — fatti di cellule già morte — e dal film lacrimale dell’occhio, senza raggiungere le cellule vive sottostanti. Questo apre all’impiego in presenza di persone, entro i limiti di esposizione vigenti. Negli studi condotti finora, con lampade dotate di filtro ottico, non sono stati osservati danni a occhi e pelle — né in volontari esposti a dosi superiori al limite, né in animali esposti per 66 settimane. La ricerca sugli effetti a lungo termine nell’uomo è tuttora in corso, e la Commissione tedesca per la radioprotezione invita alla prudenza finché non sarà completata.

Perché allora funziona sui microrganismi? Perché un virus o un batterio sono di ordini di grandezza più piccoli dello strato di cellule morte che la luce attraversa. La radiazione altera la timina del loro materiale genetico e la cellula non riesce più a replicarsi: non viene “uccisa”, viene disattivata.

Un dettaglio che non è un dettaglio: le lampade excimer al cloruro di kripton emettono anche tracce di lunghezze d’onda più lunghe, e alcune non sono innocue. Una sorgente seria monta un filtro band-edge che blocca tutto sopra i 230 nm. È la prima domanda da fare a chiunque proponga un impianto.

Cosa dice la ricerca

Parlare e cantare producono goccioline. Il canto, specie ad alto volume e ricco di consonanti, disperde nell’aria molto più aerosol del parlato: le misure dell’Aerosol Laboratory dell’Università di Lund indicano le consonanti esplosive come le maggiori emettitrici. Un fonico capisce subito perché un pop filter non basta.

In quelle goccioline può esserci virus vitale. Non basta trovare RNA virale: serve dimostrare che il virus è infettivo. Il gruppo di Donald Milton, alla University of Maryland, ha recuperato virus influenzale infettivo dal 39% dei campioni di aerosol fine su 142 casi confermati — emesso semplicemente respirando, senza tosse né starnuti.

Il Far-UVC funziona in una stanza vera

Lo studio decisivo è del 2022, condotto nella camera bioaerosol dell’Università di Leeds con la Photobiology Unit dell’NHS Tayside, l’Università di St Andrews e la Columbia University. Conta per tre motivi: la camera è di 32 metri cubi — una live room piccola o una regia; il patogeno veniva rilasciato in continuo ad altezza bocca, come una persona che emette senza sosta in un angolo; la ventilazione era di 3 ricambi d’aria all’ora, cioè quella di uno studio insonorizzato.

Il risultato: con cinque sorgenti entro il limite di esposizione ICNIRP, la carica patogena aerodispersa si è ridotta del 92,0%, con il nuovo equilibrio raggiunto in meno di quindici minuti.

Il patogeno testato era un batterio (Staphylococcus aureus), non un virus — ma non è un ripiego: gli autori lo hanno scelto come surrogato conservativo, perché è meno sensibile al Far-UVC di influenza e coronavirus umani. Il 92% è il pavimento, non il soffitto.

Il numero che conta per uno studio: il silenzio

Ricambi d'aria equivalenti per ora in una stanza da 32 metri cubi: ventilazione, purificatore HEPA e Far-UVC
Ricambi d’aria equivalenti in una stanza da 32 m³. Dati: Eadie et al., Scientific Reports (2022).

I ricercatori hanno convertito l’effetto in ricambi d’aria equivalenti per ora (eACH). Un purificatore HEPA portatile, in quella stanza, vale tra 6 e 15 eACH. Le cinque sorgenti Far-UVC ne valgono 35. Ma la frase che conta è quella successiva: il Far-UVC offre un eACH molto maggiore ed è silenzioso.

Provate a mettere un purificatore in una live room: ventola, vibrazione sul pavimento, flusso d’aria sulla capsula. Lo si spegne durante il take, cioè quando servirebbe. Il Far-UVC non ha parti in movimento, non muove aria, non fa rumore. Per uno studio non è un’alternativa migliore: è l’unica praticabile.

Il vantaggio sui batteri resistenti

Questa ricerca nasce dal problema delle infezioni ospedaliere, non dai virus respiratori, arrivati dopo. Lo studio GRAM su The Lancet stima che nel 2019 la resistenza antimicrobica sia stata direttamente responsabile di 1,27 milioni di decessi.

Qui il Far-UVC ha un vantaggio strutturale: un batterio resiste agli antibiotici con enzimi che li degradano, pompe che li espellono, bersagli modificati. Nessuna di queste difese funziona contro un fotone a 222 nm, che agisce direttamente sul materiale genetico. Su ceppi clinici isolati da pazienti l’inattivazione è stata dimostrata anche su tessuto di cotone — e qui il pensiero va ai pannelli fonoassorbenti e ai cuscinetti delle cuffie. Con un’avvertenza che vale per tutte le superfici: servono dosi molto più alte che in aria, e più il materiale è poroso e assorbente più tempo occorre.

Con una cautela che gli autori stessi sollevano: dosi insufficienti e prolungate potrebbero favorire una maggiore tolleranza. Tradotto: la dose giusta, la sorgente filtrata giusta, il progetto giusto. Un impianto Far-UVC non è una lampadina che si avvita.

Cosa non vi promettiamo

È la sezione più importante, e la troverete raramente altrove.

  • Non esiste uno studio che dimostri meno contagi in uno studio di registrazione. Le evidenze mostrano tre cose: che cantando si emettono goccioline, che possono contenere virus vitale, che il Far-UVC lo disattiva in una stanza. Tre anelli solidi. Il quarto — quante infezioni in meno, in un anno vero — non è stato misurato.
  • È un livello, non un sostituto. Pulizie, sanificazioni periodiche e una buona ventilazione restano requisiti, non optional.
  • Le lampade a 222 nm producono ozono. È fotochimica dell’ossigeno, non un difetto: è stato misurato su lampade di cinque costruttori diversi e confermato dal NIST. In ambienti normalmente ventilati l’incremento è dell’ordine di pochi ppb, molto sotto le soglie di riferimento, ma cresce con il numero di lampade e con l’intensità. È un’altra ragione per cui il Far-UVC si progetta insieme alla ventilazione, e per cui il criterio giusto è la minima intensità utile, non la massima consentita.
  • In una stanza reale i numeri possono essere più bassi. In ambienti più grandi o con un miscelamento d’aria meno efficace la riduzione cala sensibilmente. Da qui l’importanza del progetto.
  • In Europa i limiti sono più conservativi. L’aumento dei limiti deciso nel 2022 dall’ACGIH americana non è recepito nell’UE, dove vale la Direttiva 2006/25/CE (in Italia D.Lgs. 81/2008), con un limite di circa 23 mJ/cm² su otto ore a 222 nm. È il motivo per cui qui leggete 92% e non le cifre più alte che circolano altrove: nello stesso studio lo scenario tarato sui limiti americani arriva al 98,4%, ma in Italia non è il riferimento applicabile.
  • Trasparenza: il professor Brenner è titolare di un brevetto sulla luce filtrata a 222 nm e la Columbia ha concesso licenze a un produttore; lo dichiara in ogni pubblicazione. I dati restano peer-reviewed e replicati da gruppi indipendenti.

Cosa cambia, in pratica, nel vostro studio

  • Aria trattata in continuo, non solo prima e dopo la sessione.
  • Riduzione della carica microbica su superfici, microfoni e oggetti.
  • Zero rumore, zero vibrazioni, zero flussi d’aria sulla capsula.
  • Un livello di protezione in più quando qualcuno ha un raffreddore in corso.
  • Funzionamento automatizzato, con emissione non percepibile all’occhio.

Vuoi vederne uno acceso?

Sul sito U-Protect trovi il video di un impianto allestito in uno studio media a Roma e l’intera gamma dei dispositivi.

Per informazioni, per un preventivo o per acquistare il sistema puoi contattare direttamente noi di MasAcoustics. Se stai progettando o ristrutturando uno studio guardiamo insieme metri cubi, ventilazione e layout della sala, e ti diciamo con franchezza se ha senso: scrivici oppure richiedi la consulenza acustica gratuita.

Domande frequenti

Che cos'è il Far-UVC a 222 nm?

È una porzione dello spettro ultravioletto compresa fra 200 e 240 nm. Le lampade impiegate negli ambienti occupati emettono a 222 nm e sono lampade excimer al cloruro di kripton. A differenza dell'UVC tradizionale a 254 nm, questa radiazione viene assorbita nei primissimi micrometri di tessuto.

Si può usare mentre le persone sono in sala?

È la caratteristica che distingue il Far-UVC dall'UVC classico, che richiede ambienti vuoti. L'impiego in presenza di persone avviene entro i limiti di esposizione vigenti: negli studi condotti finora, con lampade dotate di filtro ottico, non sono stati osservati danni a occhi e pelle. La ricerca sugli effetti a lungo termine nell'uomo è ancora in corso.

Quanto riduce la carica microbica nell'aria?

In una camera di prova da 32 metri cubi, con ventilazione di 3 ricambi d'aria all'ora e sorgenti entro il limite di esposizione ICNIRP, la riduzione misurata sulla carica batterica aerodispersa è stata del 92%, con equilibrio raggiunto in meno di quindici minuti. In stanze più grandi o con un miscelamento d'aria meno efficace il valore può essere sensibilmente inferiore.

Sostituisce la ventilazione o il purificatore d'aria?

No: è un livello in più, non un sostituto. Non interviene su anidride carbonica, odori e composti organici volatili, e ha bisogno del ricambio d'aria. Va progettato insieme alla ventilazione, non al posto suo.

Fa rumore? Si può tenere acceso durante una registrazione?

Non ha parti in movimento, non muove aria e non produce vibrazioni. È la ragione per cui in uno studio è praticabile dove un purificatore con ventola non lo è: quest'ultimo viene spento durante il take, cioè proprio quando servirebbe.

Le lampade a 222 nm producono ozono?

Sì, per fotochimica dell'ossigeno. In ambienti normalmente ventilati l'incremento misurato è dell'ordine di pochi ppb, molto al di sotto delle soglie di riferimento, ma cresce con il numero di lampade e con l'intensità. È un'altra ragione per progettare l'impianto insieme alla ventilazione e per usare la minima intensità utile.

Funziona anche sulle superfici e sui microfoni?

Sì, ma servono dosi molto più alte di quelle necessarie in aria, e il tempo dipende dal materiale: più una superficie è porosa e assorbente, più esposizione richiede. Su superfici lisce e impermeabili i tempi sono nettamente più brevi.

È efficace contro i batteri resistenti agli antibiotici?

Le difese che rendono un batterio resistente agli antibiotici — enzimi che li degradano, pompe che li espellono, bersagli modificati — non hanno effetto contro un fotone a 222 nm, che agisce direttamente sul materiale genetico. L'inattivazione di ceppi clinici è stata dimostrata anche su tessuti.

Che norme si applicano in Italia?

Quelle sulle radiazioni ottiche artificiali: Direttiva 2006/25/CE, recepita nel D.Lgs. 81/2008, con limiti di derivazione ICNIRP pari a circa 23 mJ/cm² su otto ore a 222 nm. Sono più conservativi dei riferimenti statunitensi: un impianto va progettato e verificato su questi valori da un tecnico competente.

Come si richiede un impianto per il proprio studio?

Si parte dai metri cubi del locale, dalla ventilazione esistente e dal layout della sala. Potete contattare MasAcoustics per informazioni, per un preventivo o per l'acquisto del sistema: la valutazione preliminare è gratuita.

Fonti

Nota redazionale

Questo articolo è pubblicato da MasAcoustics. I dati tecnici, le immagini e la documentazione ci sono stati forniti direttamente da U-Protect, che questi impianti li progetta e li realizza. La disinfezione dell’aria non è il nostro campo — il nostro è l’acustica — e abbiamo scelto di ospitare questo contenuto per due ragioni.

La prima: ridurre le occasioni di trasmissione negli ambienti chiusi in cui si lavora ci sembra un’iniziativa positiva, e chi oggi progetta o ristruttura uno studio ha il diritto di sapere che questa possibilità esiste, con i suoi risultati e i suoi limiti.

La seconda: il periodo dei lockdown ha mostrato quanto sia fragile un settore fatto di sale chiuse e di lavoro in presenza, e nessuno di noi ha voglia di ritrovarcisi. Ci fa piacere dare spazio a una giovane impresa italiana che ha provato a rispondere con una soluzione concreta — e crediamo che sostenere chi costruisce cose utili sia parte del mestiere.

Le valutazioni scientifiche riportate sono quelle della letteratura citata, verificabile ai link qui sopra. Dove i dati non bastano, lo abbiamo scritto.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa. Il Far-UVC è un livello di protezione complementare alle normali pratiche di igiene, ventilazione e sanificazione, e non sostituisce le indicazioni delle autorità sanitarie né i dispositivi medici. Ogni installazione va progettata e verificata secondo la normativa vigente sull’esposizione a radiazioni ottiche artificiali.

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